Performance Immersiva - Ticket € 5,00 (Max 30 persone)
Orbite di Mercurio con Gibellina Off - Gibellina Capitale Arte Contemporanea 2026
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Credits
di Marìka Pugliatti
Suono Manfredi Clemente
Luci Antonio Curcio
Responsabile di produzione Alessandra Anelli
Una produzione Cantidati con il sostegno di Spazio Franco nell'ambito di Gibellina OFF capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026
Foto Luciano Modica
vSinossi
DMT (Death Mort Tod) nasce da una crisi del corpo.
La morte non è il tema dello spettacolo, ma la condizione da cui il lavoro prende avvio: il momento in cui ciò che ci definisce perde consistenza e il corpo non riesce più ad abitare le forme che conosce.
La scena non racconta questa crisi, la attraversa. Corpo, parola, suono e una scenografia tessile costruiscono una composizione in cui ogni elemento agisce sullo stesso piano, senza gerarchie. La materia non accompagna l’azione, la costringe, la rallenta, la modifica. È nella relazione tra questi elementi che il lavoro trova il proprio ritmo.
DMT è uno spettacolo dalla struttura definita, ma concepisce il teatro come una pratica viva.
Il significato dell’opera non è fissato una volta per tutte: emerge ogni volta nell’incontro tra performer, pubblico e presente.
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Bio
Marìka Pugliatti è un’artista interdisciplinare. La sua pratica nasce nel teatro d’attore e si sviluppa progressivamente verso una ricerca che attraversa performance, arti visive e installazione, assumendo il corpo come luogo originario della propria ricerca. Il lavoro sulla scena nasce dal confronto diretto con la materia, il ritmo e la presenza, privilegiando il processo alla rappresentazione e lasciando che il senso emerga dall’esperienza. La sua formazione si sviluppa tra il teatro d'attore e la ricerca scenica contemporanea. Gli
incontri con Carlo Cecchi, Gabriele Lavia, Vetrano e Randisi, Bucci e Sgrosso e Mimmo Cuticchio hanno contribuito a definire il suo rapporto con la presenza scenica e il lavoro dell’attore.
Parallelamente, il dialogo con la ricerca di Romeo Castellucci, Olivier de Sagazan e Yann Marussich ha orientato il suo linguaggio verso una pratica in cui corpo, materia, suono e spazio concorrono alla costruzione della scena.
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