Gianmaria Borzillo

2025 PERFORMANCE
BIO

Gianmaria Borzillo (Sorrento, 1995) è un danzatore, performer e regista. La sua ricerca creativa si muove all’interno di più linguaggi: danza, performance, letteratura e cinema, nell’esigenza di realizzare lavori dettati da una libertà compositiva che possa spaziare tra le discipline, sempre in dialogo con gli incontri che emergono nel percorso di ricerca; la volontà è quella di costruire delle drammaturgie sceniche che abbiano nella musica il loro punto di partenza. Dopo il diploma come danzatore alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, si laurea in lettere moderne, proseguendo gli studi in cinema e letteratura alla Sorbonne di Parigi. È tra i performer dei lavori di Alessandro Sciarroni; ha inoltre collaborato con Chiara Bersani e Antonio Tagliarini. Il suo primo lavoro coreografico, under the influence, ha ricevuto la menzione speciale del bando registi della Biennale di Venezia. Il suo secondo lavoro, Femenine di Julius Eastman, è stato sostenuto dal CENTQUATRE-PARIS, Peggy Guggenheim Collection, MilanOltre, Oriente/Occidente. La sua ultima ricerca performativa, E la bella stanza è vuota, è stata selezionata alla Nid Platform 2025.

FEMENINE

idea, creazione e performance Gianmaria Borzillo 

performance e collaborazione artistica Maxine Simonetto, Emma Saba, Johanna Closuit 

musica Femenine (Julius Eastman,1974) 

luce Valeria Foti, Cosimo Ferrigolo 

direzione tecnica Valeria Foti 

testo poetico e assistenza alla drammaturgia Gaia Ginevra Giorgi 

collaborazione alla ricerca Paola Granato, Sergio Lo Gatto 

grafiche e ricerca visiva Juri Bizzotto 

styling e floral design Maxine Simonetto 

cura e promozione Giulia Traversi 

amministrazione Chiara Fava 

produzione corpoceleste_C.C.00# 

con il supporto di CENTQUATRE-PARIS, Snaporazverein, Istituto Italiano di Cultura di Parigi, KilowattFestival, Oriente/Occidente, MilanOltre, Peggy Guggenheim Collection – Venezia.

 

SINOSSI

Femenine è un luogo di ascolto e azione, di scoperta e di inizio, un microcosmo creato per e dalla musica “organica” di Julius Eastman, in cui le frasi musicali vivono all’interno di altre frasi, in un accumulo che provoca stordimento, frustrazione e grazia. Un paesaggio della scena che vive e si popola  grazie a una dipendenza totale dalla composizione di Eastman. Una graduale conoscenza dell’altro come scoperta del sé, processo radicalmente queer, in cui vengono a palesarsi intimità e morte, AIDS e malattia, trasfigurazione e gioia dell’erotico, la solitudine e la sua scomparsa. La musica in scena è una rarissima registrazione del 1974 in cui è possibile ascoltare Julius Eastman al pianoforte eseguire la partitura recentemente composta, Femenine. Questo concerto mi è subito apparso come la rivelazione di un artista dimenticato per lungo tempo; la marca dell’incontro con una figura che riemerge da un oblio di memoria è punto iniziale della drammaturgia e del lavoro scenico dei perfomers; un posizionamento prima di tutto verso l’ascolto della musica, attraverso la quale poter, finalmente, parlare e cercare nuovi posizionamenti.